Nel primo articolo di questa serie abbiamo esplorato il principio fondamentale: le differenze creano più valore delle somiglianze. Ora approfondiamo il primo tipo specifico di differenza che è facile sottovalutare: le previsioni divergenti sul futuro.
Lax e Sebenius identificano questa come una delle quattro categorie fondamentali. Ma quello che emerge dall’esperienza pratica è quanto spesso si tenda a ignorare questa opportunità, cercando punti di accordo invece di sfruttare proprio i punti di disaccordo sul futuro.
Nelle decine di simulazioni che abbiamo osservato nei nostri corsi, abbiamo visto accordi considerati “impossibili” chiudersi quando le parti hanno smesso di cercare di convincersi a vicenda su chi avesse ragione sul futuro, e hanno iniziato a strutturare accordi che proteggessero entrambe le visioni.
In sintesi (per chi va di fretta):
- Quando le parti non sono d’accordo sul futuro, le clausole contingenti trasformano il disaccordo in accordi win-win
- Tipologie principali: pagamenti legati a risultati futuri, obiettivi progressivi, revisioni prezzo, opzioni di rinnovo/uscita
- Caso reale: un’azienda farmaceutica e un distributore con valutazioni distanti (5M vs 12M) chiudono l’accordo strutturando pagamenti contingenti basati su approvazioni regolatorie e risultati commerciali
- La chiave è identificare dove le vostre previsioni divergono e strutturare clausole su variabili misurabili
Previsioni divergenti: sfruttare il disaccordo
La prima grande categoria riguarda le aspettative sul futuro: come evolverà un mercato, se una tecnologia decollerà, come cambieranno le normative, se un prodotto avrà successo. Quando le parti hanno previsioni divergenti, possono strutturare accordi che “scommettono” su scenari diversi.
Il potere delle clausole contingenti
Le clausole contingenti sono meccanismi contrattuali che dicono: “Se succede X, allora si applica Y”. Permettono di chiudere accordi anche quando le parti non sono d’accordo su cosa succederà, perché ognuno ottiene protezione per lo scenario che ritiene più probabile.
È facile cadere nella trappola di pensare che le clausole contingenti siano “trucchi legali” per chi non si fida. In realtà sono strumenti di creazione di valore: permettono a entrambe le parti di ottenere esattamente l’accordo che vogliono, a condizione che la loro visione del futuro si riveli corretta.
Tipologie comuni di clausole contingenti:
- Pagamento legato ai risultati futuri: Nelle acquisizioni aziendali, parte del prezzo viene legato ai risultati futuri. Il venditore ottimista ottiene di più se l’azienda performa bene; l’acquirente prudente limita il rischio iniziale.
- Pagamenti a obiettivi progressivi: Nei contratti di sviluppo, i pagamenti sono legati al raggiungimento di obiettivi specifici. Chi è fiducioso nel progetto accetta il rischio; chi è scettico paga solo per risultati concreti.
- Clausole di revisione prezzo: Nei contratti di fornitura pluriennali, il prezzo si adegua automaticamente all’andamento di indici di mercato o costi delle materie prime.
- Opzioni di rinnovo/uscita: In partnership strategiche, una parte può avere l’opzione di aumentare o ridurre il proprio coinvolgimento in base a risultati futuri.
Pattern ricorrente: quando visioni opposte sbloccano l’accordo
Uno scenario che proponiamo frequentemente nei corsi ricrea una dinamica tipica del settore farmaceutico. È un pattern che osserviamo ripetersi con variazioni in diverse trattative simili.
La situazione: un’azienda farmaceutica italiana ha sviluppato un farmaco per una patologia rara. Ha investito milioni in trial clinici, i dati sono promettenti, e il team tecnico è convinto del potenziale globale del prodotto.
Un importante distributore europeo del settore è interessato ai diritti di distribuzione, ma molto più cauto. La posizione tipica del distributore in questi casi: “Il mercato per patologie rare è un campo minato. Costi regolatori altissimi, mercato piccolo per definizione, margini imprevedibili. Non possiamo scommettere su ottimismo.”
Il distributore offre tipicamente un importo iniziale (ad esempio 5 milioni di euro per i diritti). L’azienda farmaceutica vuole molto di più (ad esempio 12 milioni), convinta che il prodotto genererà ricavi enormi. Il gap sembra incolmabile.
Nella simulazione, man mano che le discussioni girano a vuoto senza trovare un punto di incontro, la svolta arriva quando i partecipanti smettono di cercare di convincersi a vicenda su chi avesse ragione, e iniziano a sfruttare proprio quella differenza di previsioni. La resistenza iniziale è sempre forte: “Ma se siamo così distanti su quello che succederà, come possiamo fare un accordo?”
E qui emerge la chiave. Proprio perché le parti sono distanti sulle previsioni, possono strutturare un accordo dove entrambe “vincono” se la loro visione si rivela corretta.
Struttura tipica dell’accordo contingente:
- Pagamento iniziale: Un importo base che il distributore considera ragionevole anche nello scenario pessimistico (ad esempio 6 milioni, a metà tra le posizioni iniziali)
- Obiettivo regolatorio: Se il farmaco ottiene approvazione in un numero significativo di paesi entro un periodo definito (ad esempio 10 paesi UE entro 24 mesi) → pagamento aggiuntivo sostanziale
- Obiettivo commerciale: Se i ricavi superano una soglia nei primi anni (ad esempio 20 milioni nei primi 3 anni) → ulteriore pagamento aggiuntivo. Questa struttura riprende il meccanismo delle clausole di earn-out, ampiamente utilizzate nelle operazioni di M&A
- Clausola di royalty: Oltre gli obiettivi, royalty sui ricavi sopra determinate soglie annue (l’azienda farmaceutica è convinta che questo si verificherà, il distributore scettico)
Risultato: l’azienda farmaceutica ottiene la possibilità di realizzare l’importo sperato (anzi, potenzialmente di più con le royalty) se le sue previsioni si rivelano corrette. Il distributore limita il rischio iniziale, pagando di più solo se il prodotto ha davvero successo commerciale.
La parte interessante che emerge nelle simulazioni? Entrambe le parti concludono l’esercizio soddisfatte. L’azienda farmaceutica ritiene di aver strutturato un accordo che premierà adeguatamente il successo del prodotto. Il distributore ritiene di aver limitato bene il rischio iniziale, pagando cifre significative solo se i risultati giustificano l’investimento.quando esploderemo prenderemo tutto quello che meritiamo.” Il distributore diceva: “Abbiamo limitato benissimo il rischio, se va male abbiamo pagato poco.”
Domande per scoprire previsioni divergenti
Nei corsi di formazione, la domanda che ci fanno più spesso è: “Come faccio a capire dove le nostre previsioni divergono davvero?”
Nella nostra esperienza, alcune domande che aiutano molto:
- “Come vedi l’evoluzione di questo mercato nei prossimi 3-5 anni?”
- “Su quali ipotesi si basa la tua valutazione?” (e poi ascolta attentamente quali ipotesi sono diverse dalle tue)
- “Quali scenari alternativi consideri possibili?”
- “Se [evento X] si verificasse, come cambierebbe la tua valutazione?”
L’obiettivo è scoprire dove le vostre previsioni divergono e su quali variabili misurabili potete basare clausole contingenti. Nota: devono essere variabili misurabili e verificabili, altrimenti la clausola contingente diventa fonte di conflitto invece che soluzione.
Punti essenziali da ricordare
- Le previsioni divergenti sono opportunità, non ostacoli: Quando non siete d’accordo sul futuro, strutturate clausole contingenti invece di perdere settimane a cercare di convincervi a vicenda. L’accordo si chiude quando entrambi possono “scommettere” sulla propria visione.
- Pensare in scenari, non in certezze: Le clausole contingenti funzionano perché riconoscono che il futuro è incerto. Non serve che siate d’accordo su cosa succederà; serve che siate d’accordo su cosa fare in ciascuno scenario possibile.
- Variabili misurabili e verificabili: Le clausole contingenti devono basarsi su metriche chiare, misurabili e verificabili da entrambe le parti. Altrimenti diventano fonte di conflitto invece che strumento di creazione di valore.
- Entrambe le parti devono “vincere” nella loro visione: Un buon accordo contingente fa sì che ciascuna parte ottenga il risultato che desidera se la propria previsione si rivela corretta. Se solo una parte vince in tutti gli scenari, l’altra non accetterà mai l’accordo.
Riflessione finale
Nelle simulazioni pratiche emerge spesso un cambiamento di prospettiva: si passa dal cercare punti di accordo sul futuro al guardare con interesse i punti di disaccordo. La creazione di valore dipende fondamentalmente dalla capacità di sfruttare queste differenze. “Ah, tu vedi il mercato in modo opposto al mio? Interessante, come possiamo sfruttare questa differenza?”
La prossima volta che una trattativa sembra bloccata perché “siamo troppo distanti sulle previsioni future”, fermati e chiediti se non stai guardando il problema dal lato sbagliato. Forse quella distanza non è il problema. Forse è esattamente la risorsa che ti serve per chiudere un accordo migliore di quello che avresti mai immaginato.
Nel prossimo articolo di questa serie esploreremo la seconda categoria fondamentale: le differenze strutturali e contestuali tra le parti. Vedremo come asimmetrie fiscali, di liquidità, relazionali e di precedenti creano valore nascosto che spesso passa inosservato.
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